0 2 minuti 1 mese

Sembra esser sospesa nel tempo quella magica stagione 2018/19 dove la squadra del ‘chacho’ Coudet comandava l’Argentina futbolistica. Non c’era Boca, nè tanto meno River a guidare la classifica della Superliga (allora si chiamava così) ma la Academia composta da fenomeni del tipo Licha Lopez, Zaracho, Centurión, Bou e Lautaro Martinez (e il Defensa y Justicia di Beccacece, ma questa, è un’altra storia), guidata in panchina da Eduardo Coudet, uomo semplice, di pochi concetti, ma cocciuto e determitato fino al midollo per raggiungere i suoi obiettivi. Per i tifosi racenguistas non è stato solo un allenatore che ha dato il via a un ciclo vincente dopo un periodo scarno di soddisfazioni, ma una persona che ha donato un’identità vincente a un ambiente troppo abituato a svolgere ‘il compitino’. “Mettere gli attributi non vuol dire fare scenate o buttarsi per terra dopo un fallo. Dare tutto significa rialzarsi, chiedere la palla e donarsi al compagno come se fosse il proprio fratello, disse dopo un Rosario Central-Racing particolarmente cruento.

Oltre alla sua dedizione profonda e la sua umanità, Coudet cambiò radicalmente la mentalità di un club grazie anche alla fiducia del ds Diego Milito. Un mix di caratteristiche che commosse profondamente i tifosi acadé al momento del’ultimo suo saluto nella nuova avventura nel 2020 all’Internacional de Porto Alegre, momento in cui nella dirigenza si era fratturato il rapporto tra Milito e il presidente Blanco. Ora, a distanza di quasi sette anni, Coudet, in occasione di Racing-River tornerà al Cilindro de Avellaneda per ricevere l’applauso dei suoi ex tifosi. A prescidere dal colore della maglia indossata, perchè, oggi ‘el chacho’ è il tecnico del Millonario.

coudet
Eduardo ‘chacho’ Coudet, campione con il Racing Club nel 2018-2019
Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Libertadores