Una stagione totalmente da dimenticare. Almeno fino al 23 novembre. Da quando l’Estudiantes. ferito e umiliato nell’onore, ha fatto uscire artigli e carattere per tener testa alla potentissima Federazione argentina del futbol. Che paradossalmente è stato l’incipit per la svolta della stagione. Un racconto che ha dell’incredibile e che riassume tutti i tratti somatici tipici argentini riferiti all’umiliazione della caduta e al successivo riscatto sociale.
STAGIONE FALLIMENTARE. Tempi duri per l’Estudiantes. Il Dt Eduardo Dominguez viene criticato per tutto il 2025 a causa del gioco inesistente e dei risultati che non arrivano. In pratica l’Estudiantes ‘no juega a nada’, non ha un’identità sul campo ben precisa e si qualifica a stento ai playoff del Torneo Apertura, per poi uscirne subito agli ottavi contro il Rosario Central. Rosario Central agli ottavi, ricordiamocelo. Non arriva nemmeno la gioia del Clásico contro il Gimnasia, che anzi, riesce a pareggiarlo solo al 94′ evitando conseguenze ben più peggiori.
Primo semestre anonimo e a giugno, come se non bastasse la situazione precipita. In Copa Argentina L’Estudiantes esce ai sedicesimi di finale contro il Belgrano e una settimana dopo perde la Supercopa Internacional contro il Vélez al Libertadores de America di Avellaneda. Termina così il primo semestre con l’amaro in bocca, con polemiche a non finire, ma con ancora la ilusión della Libertadores di cui Estudiantes è ancora in corsa. Cammino, che però si conclude ai quarti di finale contro il Flamengo con un drammatico epilogo: solo i rigori infatti regalavano il pass ai brasiliani data la serata eccezionale del portiere ex Boca, Agustin Rossi. Amarezza profonda per i tifosi pincha.
Il secondo semestre inizia con il piede giusto ma poi viene macchiato da prestazioni sotto gli standard minimi, fino alla vittoria del Clásico col Gimnasia. Piccola gioia e apice di una stagione che sarebbe di nuovo svoltata con le successive tre sconfitte consecutive, che facevano scivolare l’Estudiantes fuori dalla zona playoff. Solo un ‘favore’ della ‘squadra del potere’ Barracas – che vinceva poco chiaramente contro l’Huracán e si qualificava per la prima volta alla Sudamericana – all’ultima giornata, regalava l’accesso agli ottavi di finale all’Estudiantes, nonostante l’umiliante sconfitta interna contro l’Argentinos Juniors.
RESURREZIONE. Il Dt Dominguez, con un piede e mezzo fuori dal club, si trova in mezzo alla rivoluzione. Iniziava da qui la ‘vera stagione’ Estudiantes. Da quel momento le situazioni extracalcistiche prendono il sopravvento e la battaglia contro l’AFA non fa che alimentare le motivazioni della squadra di Dominguez. Che dimenticava in fretta i precedenti otto mesi.
Contro il poderoso Rosario Central di Di Maria, nella tana del incendescente Gigante de Arroyito scattava la scintilla dopo il coraggioso ‘pasillo’ di spalle’ riservato al Central in segno di protesta. Decisione che successivamente valse la condanna federale a suon di provvedimenti disciplinari ma anche l’ammirazione degli addetti ai lavori per la disobbedienza di fronte agli abusi di potere AFA.
Vittoria clamorosa a Rosario e successo anche nell’afa di Santiago del Estero contro il Central Cordoba, che proiettava il Pincha alle semifinali contro il Gimnasia La Plata. Un Clásico historico da ricordare in trasferta nella bolgia del Bosque, dove l’Estudiantes mostrava una volta in più il carattere necessario per superare l’acerrimo rivale. E poi finalissima contro il Racing, con la squadra del presidente Verón che pareggiava nei minuti di recupero contro una Academia, che già pregustava il successo, vincendo ai rigori e laureandosi a sorpresa Campione del Torneo Clausura.
Gioia immensa per Verón, squalificato per sei mesi dalla federazione ma presente lo stesso allo stadio come semplice tifoso, che si prendeva la rivincita contro i poteri forti con tutti gli interessi. E imbarazzo totale per il presidente federale ‘Chiqui’ Tapia, che doveva, a suo malgrado, premiare l’unica squadra dissidente del Consiglio federale. L’unica in grado di esporsi pubblicamente e contestare l’operato della Federazione. Così lo sguardo tra Tapia e l’allenatore pincha diventa manifesto del momento più iconico del futbol argentino. Una squadra squalificata, penalizzata e messa alla gogna da Tapia e Toviggino, suo braccio destro, ha sovvertito totalmente i pronostici: resistere e dimostrare a tutti che avere una opinione diversa da quella della Federazione non vuol dire essere per forza terrorista del sistema e che si può vincere sul campo nonostante tutto. Questo per l’Estudiantes è la vera vittoria. Più grande anche della nuova stella conquistata sul campo. Chissà che possa essere monito anche per gli altri club, ancora manovrati dai fili di Tapia e Toviggino, verso un futbol argentino più meritocratico e trasparente di quello attuale.
