Lo so che siete entrati qui aspettandovi l’attualità o il politically correct della redazione sull’argomento.
Ma questo è un semplice appetizer. Se non riuscite a resistere e volete abbuffarvi dei piatti principali, de gustibus, andate oltre questa lettura. Stasera (domani o post domani per chi leggerà) giocano pure i fenomeni, i campioni della Libertad… ah no, saranno certamente più avvincenti le cronache.
Purtroppo però il Profeta Marcelito e i rojofobici hanno perso i biglietti per Lima, succede… dovranno accontentarsi di restare entro il confine.
Ma torniamo ai “fagioli nostri”.
“Parecian Diablos”, sembravano diavoli.
Con questa affermazione mista a folgorazione sulla via di Damasco di Aristides Langone per la camiseta del Nottingham Forest – correva l’anno 1908, nel quale avvenne il passaggio definitivo al Club Atlético Independiente dal blanco y azul della fondazione (1905) -, possiamo riassumere l’annata deportiva 2025 del Rojo.
Se il finale di 2024, con la qualificazione alla copa Sudamericana dopo qualche anno di assenza dal proscenio continentale (sfiorando anche la qualificazione ai playoff di Libertadores) aveva illuso i più ottimisti, gli agiografi di regime, gli ottusi del resultadismo che la stagione appena conclusa potesse avere i crismi di quella meravigliosa del 2017 la dura realtà del campo, giudice inflessibile (la pelota no se mancha/ball dont’lie fate vobis) ha riportato bruscamente sulla Terra tutti quanti.
Nell’arco di un paio di partite decisive, ergo non necessariamente quelle disputate (anche) durante il secondo semestre, si era già vista quale sarebbe stata la piega che avrebbe preso la stagione.
La clamorosa vittoria in Uruguay contro il Defensor Sporting, una solida preseason e l’arrivo di rinforzi di alto livello e promettenti acquisti avevano offerto all’Independiente l’occasione perfetta per sognare e infondere speranze nel Torneo Apertura.
Consolidato ulteriormente con le vittorie in un paio di importanti partite in trasferta (tra cui i Clásicos contro San Lorenzo e Boca Juniors, e il Cordobazo di Cabral allo Stadio Kempes) alimentando il sogno di gloria di riportare a casa un trofeo dopo l’ultimo del 2002, senza dimenticare il percorso in Copa portato a termine a velocità di crociera.
Ma poi come al solito, come sempre nella storia, quando un club si crede superiore alle proprie forze, perde il focus e nella gara che può svoltare la stagione mostra il reale valore delle cose.
Soprattutto di quello che dovrebbe essere il valore aggiunto in queste occasioni. Non la hinchada, ma il suo mentore, l’entrenador, el senor Vaccari e, in seguito la CD. Zero personalità, zero coraggio, nessuno escluso.
Nel momento in cui i cardini della squadra (la pantera Angulo, Montiel, Lomonaco) non riescono a trovare una quadra per scardinare il fortino del Globo di Kudelka nella semifinale che può aprire la porta per la finalissima servirebbe un aiuto. E invece si palesa tutta la calamità dell’uomo al comando. L’Huracan ringrazia e porta a casa por penales.
Vince poi la finale? Ovviamente no.

A quel punto una CD con un minimo di competenza prende atto che servirebbe un upgrade per quel che concerne la guida tecnica, posto che il plantel comunque il suo dovere fondamentalmente lo ha fatto.
Invece no. Utilizza come attenuante la sconfitta e dietro la nefasta, pantagruelica richiesta di Vaccari stesso di giocatori di un certo genere, completa l’opera.
Il consiglio d’amministrazione, guidato da Néstor Grindetti cede ciecamente a tutte le richieste di Julio e investe (contro il muro) 3,5 milioni di dollari per l’80% di Walter Mazzantti, 1,9 milioni di dollari per Leonardo Godoy e altri 2,25 milioni di dollari per il 70% di Facundo Zabala.
La partenza della Pantera Angulo e l’abiura verso los pibes della cantera (Millan su tutti) fanno il resto e il giochino, già fragile di suo, si sgretola completamente.
L’eliminazione anticipata agli ottavi di finale della Copa Argentina, ad agosto contro il Belgrano senza praticamente scendere in campo, e quella negli ottavi di Copa Sudamericana (scandalo Conmebol a parte che però non deve e non può in alcun modo giustificare la prestazione perlomeno nel partido de ida in Cile) uniti alla deludente stagione di Clausura saranno la pietra tombale della trayectoria Vaccari.
Non la sola, in proiezione elezioni del club a ottobre 2026 (vedremo in seguito).
Scelto Quinteros quindi come nuovo caudillo (esordio con incredibile empate nel superclasico de Avellaneda contro quelli, la cui hinchada utilizza fumogeni rossi…) e superati i 100 giorni senza vittorie, con una serie di pareggi e sconfitte, tra cui la prestazione imbarazzante al San Martín de San Juan (recentemente retrocesso) che hanno rappresentato l’apice del percorso di questa squadra, nel finale si è intravisto qualche lampo di dignità.
Ma con la squadra fuori dai playoff in un torneo in cui si qualificano 16 squadre (otto per zona), fuori dalla Copa Libertadores e con pochissime possibilità di qualificarsi per la Copa Sudamericana, questo miglioramento è molto fine a se stesso.
A peggiorare il quadro generale il fatto che gli altri grandi club siano tutti ancora in lizza per gli obiettivi e l’Independiente sia l’unico ad essere fuori dai giochi.
Il Boca si è assicurato un posto in Copa Libertadores, mentre River, Racing e San Lorenzo sono in zona qualificazione per la Copa Sudamericana.
E non ci sono scuse, di nessun tipo. Se è vero che bosteros e cuervos non hanno giocato in competizioni internazionali per tutto l’anno, gallinas e Mufa hanno raggiunto i quarti di finale e le semifinali della Copa Libertadores. Inoltre, il River ha raggiunto le semifinali della Copa Argentina e il Racing i quarti di finale.
Il San Lo poi è stato tormentato per tutto l’anno da tanto quilombo. Huelgas dei giocatori, soldi trovati nelle tasche di Marcelo Moretti, cambio di allenatore a metà anno e molto altro. Ciononostante, il Ciclon ha raggiunto le semifinali del torneo Apertura e ora è agli ottavi di finale del torneo Clausura.
Aggiungere altro, anche i meri numeri statistici dell’anno solare è pura accademia.
Come dire che il 2026 sarà l’ennesimo anno spartiacque per un club che continua, inesorabilmente, a fare di tutto per auto sabotarsi da oltre vent’anni.
Il buon Gustavo (Quinteros) avrà parecchio lavoro da fare. Il suo capo Grindetti anche.
Perchè con l’aggravante delle elezioni programmate in ottobre dove pare, notizia delle ultime ore, tornerà in ballo anche la mano derecha di Moyano, al siglo Yoyo Maldonado con il suo nuovo scudiero, il gran oratore di X, Juan Lezka, oltre agli altri soliti noti delle opposizioni il clima non sarà dei più confortevoli.
Ad maiora semper.
