Si conclude un altro anno dalle avare emozioni per i tifosi di River. Il ritorno di Marcelo Gallardo sulla panchina del Millonario se lo immaginavano molto diverso i tifosi dopo la breve fase di Martin Demichelis – ora, paradossalmente rimpianto dai tifosi – dopo le gioie recenti culminate nella conquista della Libertadores contro il Boca. Dall’arrivo del Muñeco datato agosto 2024 infatti il club non è riuscito a sollevare nessun tipo di trofeo nè nazionale nè tantomeno internazionale. E questa realtà pesa e non poco sulle aspettative di una società che come DNA non può/deve essere seconda a nessuno.
Presentato in pompa magna ad agosto del 2024, Gallardo non ha saputo trasmettere il suo carisma e donare una identità di gioco come avvenuto nel suo primo ciclo. A metà 2024 si diceva che la squadra in rosa secondo le esigenze di Demichelis era un limite per le idee del Muñeco. Erano però arrivati nel mercato di agosto Pezzella, Bustos, Maxi Meza e il ritorno del campione del mondo Acuña, per un esborso totale di 11,3 milioni di euro. Sufficienti per disputare almeno un semestre dignitoso.
Ma la stagione non parte come dovrebbe e la netta sconfitta per 3-0 contro l’Atletico Mineiro pone già fine al cammino Libertadores. Anche nel torneo locale della Primera le cose non vanno come auspicato, e il River di Gallardo conclude al quinto posto alle spalle di Huracán, Racing Club, Talleres e il Vélez campeón.
La stagione 2025 sembra essere davvero il punto di partenza verso un nuovo ciclo. Gallardo parte esaudendo i propri desideri: dirigere il club e decidere gli acquisti fin dal ritiro della pretemporada. Arrivano così il fedele senatore Enzo Perez, Giuliano Galoppo, Gonzalo Tapia, Mati Rojas, Martinez Quarta, addirittura dalla Fiorentina; Sebastian Driussi e il principe di un mercato faraonico: Gonzalo Montiel, eroe della terza stella mondiale grazie al suo rigore. Totale del disturbo, 21 millioni e mezzo di euro.
A marzo la prima verifica contro il Talleres nella Supercopa Internacional ad Asuncion finisce male: 0-0 dopo i 90′ e sconfitta ai rigori. Qualche mese più tardi è eliminato anche nei quarti di finale del Torneo Apertura per opera del Platense, che batte il Millonario al Monumental ai calci di rigori. Ma oltre alle sconfitte, l’impianto di gioco, formato da passaggi rapidi e verticalizzazione, e l’agonismo ai massimi livelli tipico delle squadre di Gallardo, non si ammira. Anzi. la squadra appare impacciata nella costruzione del gioco e fragile in difesa, non dimostrando mai una identità tattica in campo.
Ad agosto Franco Mastantuono diventa un giocatore del Real Madrid per 48 milioni di euro, record per il club e per il futbol argentino, che inorgoglisce i tifosi e gonfia il portafoglio del club. Il prossimo obiettivo si chiama passare la prima fase a gruppi del Mondiale per club, ma il River, prima si illude con i giapponesi del Urawa Red Diamonds, poi cade per mano dell’Inter e non riesce a superare il Monterrey, qualificato al suo posto.
Nel secondo semestre si odora rivoluzione e allora si apre il portafoglio per Kevin Castaño (12.600.000 €), Maximiliano Salas (8.000.000 €), Juan Carlos Portillo (4.500.000 €), Matías Galarza (4.000.000 €) e il ritorno a sorpresa di Juan Fernando Quintero nella sua terza tappa al River. (2.200.000 €). La storia però non cambia, ed anzi, nasce il problema attaccante dopo che Driussi si infortuna gravemente e Borja inizia ad attraversare un periodo negativo, costellato dal digiuno cronico da gol. Eliminato in semifinale di Copa Argentina dall’Independiente Rivadavia, il River di Gallardo, dopo prestazioni aberranti in casa, viene ‘asfaltato’ dal Palmeiras in Libertadores, dove termina l’avventura già nei quarti; perde malamente il Superclasico col Boca e sarà eliminato anche nel Torneo Clausura in occasione degli ottavi di finale per opera del Racing Club. Ma ancor peggio, non riuscirà a qualificarsi per la prossima Libertadores 2026. A dicembre, nonostante le campagne negative dell’ultimo anno e mezzo, gli viene rinnovato il contratto fino a dicembre 2026 dalla nuova Comisión Directiva presieduta dal neo presidente Di Carlo.
Queste le sue parole dopo l’ultimo obiettivo fallito: “La partita di oggi (vs. Racing) è una specchio di questo periodo. Chiaramente siamo delusi come abbiamo concluso la stagione. Non è stata la fine dell’anno che avremmo voluto . È stato un anno completamente negativo e spiacevole per noi. Mi assumo la responsabilità di questo momento e di quest’anno, ma dedicherò questi giorni a riflettere e a fare il punto della situazione, a cambiare“.
“Certamente ho commesso degli errori e sono molto autocritico. È stato un anno negativo nella mia carriera da allenatore, e lo accetto, ma ne ho avuti anche di buoni. Abbiamo perso molto; non mi era mai successo prima. Prima di giocare contro il Palmeiras nei quarti di finale, quell’anno abbiamo subito solo due sconfitte. Non siamo stati una squadra forte mentalmente, fisicamente o calcisticamente, e non sono stato in grado di aiutare la squadra a fare quel salto di qualità. Non scapperò da questo momento. Lo affronterò a testa alta, come mi sono guadagnato il diritto di fare. Ho subito diversi duri colpi nella vita, ma eccomi qui, continuerò a restare fermo qualunque cosa accada. Quando deciderò, o quando decideranno, che non sono capace o che non ho l’energia per assumermi una responsabilità così enorme come stare seduto qui, allora sarò il primo a dire ‘mi faccio da parte”.
Francemente nessuno poteva prevedere questo continuo rendimento negativo del Más Grande de Argentina, definito come uno dei peggiori di tutta la storia del club. L’anno prossimo sarà decisivo per Gallardo e per il River. Non è più permesso non alzare alcun titulo nazionale. Sarebbe contro natura nella genetica del club millonario.
