Immagina un campionato dove le regole vengono cambiate al volo. Immagina diventare campeón del futbol argentino senza saperlo, o meglio, scoprirlo tre giorni dopo l’ultima giornata regolare. Immagina vincere senza neppure competere. Immagina modificare a proprio piacere competizioni e regole quando la classifica General ha dato da tempo i suoi verdetti. Immagina, puoi. In Argentina.
Rosario Central campeon, senza neppure giocare
Ancora la Federazione argentina non smette di stupire e clamorosamente cambia di nuovo le regole in corsa assegnando il titulo di campeón de la Liga argentina al Rosario Central come miglior club della Tabla General dell’anno 2025. Titolo sostanzialmente meritato guardando i risultati dell’anno, ma totalmente illegittimo dato che si tratta di un titulo concepito in seduta stante e non regolamentato a inizio stagione.
Il Rosario Central è quindi “Campeón della Liga 2025” dopo il voto unanime del Comitato Esecutivo dell’AFA nella riunione tenutasi giovedì. Decisione rapidissima che sorprende tutti gli addetti ai lavori. Tutto molto strano e veloce. E c’è un grosso ma.
La legittimità della decisione federale
Nasce da qui il dubbio amletico: come può essere successo? Può essere definito legittimo? Nella serata di ieri scoppia la bomba e l’Estudiantes, unico club ancora a mantenere la propria posizione in contrapposizione alle politiche ‘da regime’ del presidente federale Chiqui Tapia, emette un comunicato che nega l’esistenza della votazione per decretare il nuovo Campione della Liga Professional: “Il Club Estudiantes de La Plata informa i suoi soci, i tifosi e la comunità che, nella riunione del Comitato Esecutivo della Liga Argentina di Calcio Professionistico, non si è tenuta alcuna votazione in merito al riconoscimento del titolo di Campione della Lega 2025”.
Non perde tempo allora il ‘leone da tastiera’ Pablo Toviggino, tesoriere AFA e braccio destro di Tapia, che come spesso gli accade, prende la palla al balzo e risponde personalmente sul social X a Juan Sebastian Verón, presidente Estudiantes. “Sir, Sir, Sir!! (prendendolo in giro per i legami commerciali con il fondo britannico Foster Gillet). Non potevate rimanere indietro, dovevate far parte della campagna mediatica di destabilizzazione e terrore contro l’AFA e i suoi leader. Forza, miamense (originario di Miami), partecipa a una riunione del Comitato Esecutivo, così puoi scoprire le dinamiche del calcio argentino, che vi hanno reso quello che siete!! Un cuore di ghiaccio!! Quasi dimenticavo, sì, è stata votata all’unanimità, con il vostro club rappresentato dal suo Vicepresidente. Comunque…”
E proprio qui sarebbe il punto. C’è stata una votazione in merito, sì o no? Come da dichiarazione del presidente del Banfield, Matias Mariotto, presente alla riunione, il presidente AFA, Tapia avrebbe più volte domandato nel corso del Comitato Esecutivo se c’erano opposizioni alla decisione, ma nessuno avrebbe proferito parola. Da qui emerge il tacito assenso ma l’assenza della votazione legittima. E c’è da chiedersi quale sia stata la linea del Newells in tutto ciò: se davvero lo storico rivale rosarino abbia permesso, senza troppo disturbare, l’assegnazione del titulo agli acerrimi rivali del Central, vinto senza neppure competere per quel trofeo.
Siamo di fronte quindi ad una decisione clamorosa che apre nuovi scenari e interrogativi sulla legittimità di una Federazione che fa e che disfa secondo proprio piacimento, calpestando la regolarità di un sistema calcio ormai non più credibile e stanco di sopportare certi vizi di forma. Il Rosario Central di Angel Di Maria conquista così la sua tredicesima stella. In maniera però torbida e che lascia sconcerto una volta in più sul modo operandis del futbol argentino.
