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Mendoza è diventata di prepotenza – e senza avvisaglie – nuovo feudo dell’Independiente Rivadavia. Ci ha messo poco la piccola realtà a prendersi la scena locale e nazionale, a dispetto dell’altra più conosciuta compagine cittadina Godoy Cruz – da undici anni in Primera División ma mai vincente a livello nazionale -, a festeggiare come si deve la prima gioia dopo i primi 112 di storia. In soli due anni in massima divisione la Lepra mendocina è artefice di un miracolo nel sollevare la Copa Argentina 2025, primo trofeo in assoluto in bacheca e primo titulo portato a Mendoza.

La trama sembra tratta da un romanzo fantascientifico: un club che vent’anni fa lottava per evitare la retrocessione nel Torneo Argentino B, oggi festeggia un successo che lo lancia nell’orbita (addirittuta) della Copa Libertadores 2026 nello stadio Kempes di Cordoba, lo stesso teatro della promozione due anni prima in Primera División, già traguardo eccezionale per una realtà che era abituata a lottare nei campi fangosi delle serie inferiori argentine.

La vittoria ai rigori contro l’Argentinos Juniors è dunque il frutto di un percorso che ha bruciato le tappe; che ha unito impegno, carattere e fede incrollabile in un progetto maturato in sordina, con una dirigenza che ha riportato ordine nel club e uno staff tecnico che ha coltivato il senso di appartenenza e dedizione alla squadra, intesa come rappresentanza della comunità mendocina.

L’Independiente Rivadavia ha giocato con l’autorità di un gigante e l’umiltà di chi conosce il sacrificio. Hanno vinto come squadra e festeggiato come barrio, grazie anche all’apporto dell’esperienza e gol di Sebastian Villa, il talento ex Boca, coinvolto qualche anno or sono in una brutta inchiesta di violenza di genere. Abbandonato da tutti e da tutto, Villa è stato l’asso nella manica del presidente Daniel Vila – imprenditore e proprietario di alcune televisioni e radio argentine -, che ha scommesso in lui, avendo ragione dopo la sentenza definitiva di innocenza. Oltre, a Diego Toneto, Luciano Abecasis, Santiago Flores, Victorio Ramis e Alex Arce, gli eroi della promozione, che ora vivono gli onori di rappresentare un club ora a caratura internazionale.

Come poi non menzionare l’artefice di tutto ciò a livello tecnico, Alfredo Berti, l’allenatore che nel 2023 portò il Rivadavia in Primera e che ora si gode tutti gli elogi per un lavoro sempre eseguito sottotraccia, ma dai risultati inaspettati almeno in così poco tempo, che lo ha fatto conoscere in tutto il continente sudamericano al pari del più blasonato Marcelo Gallardo.

Arrivati a questa altezza, inevitabilmente l’orizzonte non può che cambiare. Perché il piccolo club di Mendoza gareggerà per la prima volta nella Copa Libertadores. Un salto inimmaginabile per intere generazioni cresciute sognando di vedere la squadra giocare in stadi come la Bombonera o il Monumental, e che ora, ottenuto questo privilegio, inizierà a programmare le trasferte verso le mete più lontane nel continente. Dopo la sbornia del successo, il ritorno alla reltà suscita ora qualche timore tra i tifosi, ma diventerà, allo stesso tempo, stimolante per riuscire a tener testa a colossi del futbol sudamericano. In fondo, l’Independiente Rivadavia, qualcosa si inventerà, avendoci abituati già in questi anni che si deve credere ai miracoli sul campo.

Redazione

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